sabato 21 dicembre 2013

                             ...Buon Yule...


Tempo acquietato
con le tue forme nuove
con il tuo tocco nuovo
rinnovi il bagliore del sole
rinnovi la calma luce della luna. 
La pelle
invasa da forti brividi.
La pelle 
acclama la carezza del freddo alito.

mercoledì 18 dicembre 2013

Non so come definirlo, non so come definire i circoli spiralitici di timbro vocale che permeano i miei statici movimenti.
Non c'è bisogno di definire. Le definizioni sono livide.
Ne parlano i brividi che sulla pelle prendono la forma di ciò che vivo.
Magari sono proprio loro che marciscono subito dopo essere nati.
Essi non mi ingannano, forse non lo fanno.
Lunghe notti, strimpellano alla luce della solitudine.

Non c'è

Dentro me cresce un ramo, un germoglio che prende nutrimento
da un più caldo lago
come un nuovo amico.
Esso mi spinge,
mi spinge a pensare e non pensare.
Non so definirlo.
Non voglio.






mercoledì 11 dicembre 2013

Lucernari segreti, in una notte qualunque, vengono abbandonati da qualche anima che si addormenta lieta. 
Lucernari segreti riscoprono tepori tiepidi di candele, adornate di spezie e profumi dolci e freschi. 
Lucernari segreti divengono lanterne notturne per chi, non sopporta più la luce del giorno e i suoi esiti. In questo modo, parole calde e sudate, fluttuano tra le fiammelle così volubili e ardenti. Piccoli spaghi di cotone che bruciano, rosolano e squagliano la cera, piccole anime che bruciano, avvampano e ardono di passione al sibilo di un vento che è sempre troppo poco per fare un po’ di fresco.
 Gli occhi guardano attraverso il buio, esso non è più oscuro, il cuore che rimbomba nel petto, rimbomba nel buio e il buio ascolta.
 Gli occhi spalancati vedono attraverso le tenebre, scoprono come occhi felini, un battito…che prende forma nell’ossigeno, si appiglia all’azoto “tum tum”, batte a tempo di respiri fantasma. Lo sterno dolcemente umido si gonfia e poi di nuovo si sgonfia come un ornamento dello spazio.
 Oh, quando gli occhi vedranno attraverso il soffitto, questo lucernario segreto diverrà un vero luogo in cui abitare. Quando non ci sarà più soffitto perché si saprà guardare oltre esso nel buio, allora sarà un posto degno di essere occupato, con le sue fluttuanti fiammelle leggere e graziose e le sue stelle luminescenti.
Buio, non è buio, non è mai buio per chi con il buio ci vive. Per chi ascolta il suono di respiri soavi, non è buio il buio che spaventa, è buio il rumore che non esiste, il rumore ingombrante.
Perciò silenzio! Do inizio alla sinfonia di battiti riecheggianti in questa gabbia di ossa. Riecheggia il suono della vita, riecheggia la vita, come quella gocciolina di sudore che scendendo lungo il collo, forma quel laghetto minuscolo nella clavicola, risuonate vibrazioni, vapore acqueo lascia il corpo, abbandonalo come una scissione tra due anime, vola via anima d’acqua.                                                                                  
 Gite notturne. I piedi scalzi si arrampicano per arrivare sul tetto del cielo. Onorabili danze accompagnate da arpe e flauti cosmici, lasciano che le gambe danzino sulla pista del cielo, morbida quanto un prato rigoglioso di ciuffi d’erba e terra bagnata. 
Si, la pista del cielo apre i battenti per asciugare il sudore, per esalare olezzi di passioni vermiglie fermentate in corpi e menti aurei.

Si, aumentate, crescete assetate passioni, impossessatevi di quelle goccioline per accarezzare tutto il corpo. 
Siate leste; inconsci piaceri lasciate effluire dalle carni, intrinseche di pudiche voglie.





Carlos schwabe





Carlos Schwabe




Monkey killing monkey killing monkey

Ti chiedo di sdraiarti, sdraiati esangue corpo. Non indispettirti delle mie richieste, sono solamente lamenti di un capo solitario. Lamenti anch’essi slavati, come il colore della tua pelle di cera.
Il grido del tuo mutamento non può presiedere su questi pensieri turbati che della realtà ne stanno facendo un’ottima scusa.
Dunque, pallido oggetto, non pensare che le mie richieste siano malsane. 
Ti chiamo "oggetto" solamente perché i diritti umani non hanno affatto alcun significato nella mente del folle. Nella mente che presiede la massa disdicevole quale sono.
Il giorno cui occupiamo con le nostre conversazioni mentali è un giorno livido di paure, un giorno che grida indispettito ai propri mali, grida loro di lasciarlo in pace poiché avrà anch’esso il diritto di compiacersi per essere la giuridica forma nella quale si alternano le stagioni.
Fa lo stesso, il mio corpo esulta avente la capacità di muoversi attraverso la mente, cara mia, il mio corpo gioisce del poter camminare, del poter toccare, del poter sentire, del poter guardare…ma le creazioni vivide della mente sono insalubri, il corpo non lo sa, non lo intuisce; dopotutto cosa dovrebbe interessargli?
Non provare ad avvicinarti, non provare neanche a fare un passo, a compiere un gesto di avvicinamento.
Rimani lungi da me, tu e il tuo corpo color cera.
Non ho bisogno di schifosi gesti caritatevoli, essi non farebbero altro che dare alimento alla nociva follia misantropa, quella per la quale intraprendo ancora sputi di parole in subbuglio portatrici di discordia. Quella per la quale continuo a soggiornare, lacerato minuziosamente, su questo mondo di nessuno.
Infatti. Procedo con i miei passi folli per la follia stessa che mi bacia come l’angelo della morte, con odio strategico per far si che ciascun dì che passi sia più ardente l’insania che mi porta a degenerare in vita.
Ora sdraiati, ripugnante corpo, tra pochi giorni l’epidermide si farà color giallo ocra, le sfumature mangeranno i segni della tua passata salute e gli organi inizieranno il corso della decadenza, putrefazione; putrefazione malevola che toglie ai corpi la reduce bellezza. Non potrai di certo risolvere questo sconveniente.
Col mio tocco, morbido e curvilineo essere (ch'eri) hai perso la gioia caduca delle tue emozioni, l’effimero piacere dello sguardo ai tuoi seni, il precario dolore delle difficoltà.
Così, in queste tue condizioni, mi tieni in vita.

La follia è troppo occupante per far vincere l’istinto di uccidermi.