Oh, dover chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalla spumeggiante notte, cosa c'è di più facile?
Eppure gli occhi appena si chiudono non trovano la pace donata dal buio; il corpo rimane rigido, fa caldo e continua animatamente a girarsi nel letto.
L'animo è tranquillo ma gli urlanti pensieri si fanno lotta in tempesta notturna, in insonnia incontrollabile.
Una vocina ancestrale mi parla suggerendomi di alzarmi, effettivamente è un buon consiglio, stare sdraiati come essere in catene...è logorante. "Grazie" sussurro.
Mi alzo, ma mettendomi a gambe incrociate sul letto gli arti non stanno fermi. Essi vibrano, si scuotono, irruenti e frenetici si comportano come se fossi in vere forze da poter fare qualunque cosa.
Le dita intrecciate si tendono a vicenda, non ne vogliono sapere di placare il giocherellar.
Tuttavia, fino a qualche ora fa, la polvere mi accoglieva in modo caldo e amoroso e tratteneva pure l'attenzione in un regno accompagnato dal sottofondo di pioggia scrosciante e vento. Le folate si destreggiavano tra le fessure della finestra, ululando, così lontanamente dal letto, così misteriosamente, come emblema di accesso alla notte.
Ora che aperta, questa finestra lascia entrare un leggero vento, parendomi una splendente via di fuga per voli notturni.
In questa notte, ormai breve, l'anima uscirà di li, troverà lungo scale astrali un'immensa radura dove riposare in quiete...proiettando sulla terra riflessi, ombre della sua stessa essenza sconosciuta, lasciando il corpo riposare in balia di un lenzuolo non profumato, lasciando la massa adagiata: preda di sogni correnti, i quali correranno via al risveglio, con quella stessa essenza che proiettava vividi riflessi.
Sogno causato dal volo di un'ape intorno a una melagrana, attimo prima del risveglio.
Salvador Dalì
1944

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